
Mentre saliva le scale in pietra levigata, che portavano a casa sua, Valerio malediva e benediva il giorno in cui aveva incontrato quegli occhi...
Si sedette sul muretto, sotto la rada ombra di un fico, guardava sotto verso gli ulivi, verso l'erba gialla di agosto, guardava verso di lei...
Pensava che forse si doveva rassegnare...
Ma quel lago artificiale, che con l'umbria centra poco, gli ricordava tanto Giulia.
Anche lei con lui centrava poco e il colore di quell'acqua verde sporco lo faceva ripensare agli occhi suoi, che Dio!! ci i sarebbe tuffato dentro se solo avesse potuto.
Nel mentre tre ragazzini, poco più che fanciulli, passavano in bicicletta con i capelli all'aria, tornavano a casa, era ormai ora di cena.
Il sole per buona parte già dietro alle montagne e proiettava una luce rossa che non scaldava più le pietre, ma i cuori.
Valerio decise di tornare a casa.
Passando davanti al bar semivuoto desiderava di essere alle cascine più in giù nella valle, dai suoi nonni.
In quel posto molti anni fà egli conobbe giuglia, una bimba a quel tempo, che non gli stava neanche tanto simpatica...
Ma cosa ne sapeva Valerio che un giorno quella bimba avrebbe smesso di tenere sempre il broncio, che ne sapeva lui che quel sorriso e quegli occhi ormai di ragazza lo avrebbero così invaghito.
Che poi lo sì sà, che noi ragazzi non pensiamo solo a quello, confabulava tra se e se e si stupiva del fatto che l'unica cosa che potesse distrarlo dal quel viso fossero quelle gambe.
Si ricordava di quando rimase bloccato a guardarla la domenica precedente fuori dalla chiesa dopo la messa, ricordava le faccie delle amiche di Giulia, Eleonora e Francesca che lo avevano notato, ricordava il loro sorriso e in cuor suo aveva sperato che loro non avessero solo riso, ma avessero anche riferito all'ignara Giulia di quello sguardo così imbarazzato...
Nel mentre che le guance gli si arrossavano entro in casa, dove la madre lo accolse con un abbraccio e lo mandò in cantina a prendere il vino per la cena...

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