domenica, novembre 26, 2006

Le cose che mancano.

Avevo scritto una storia bellissima, su una bambina che sognava baci, amiche e sorrisi, mentre metteva in ordine la sua cameretta.
Che poi la nonna la chiamava a mangiare, ed era felice perche` aveva preparato il minestrone che le piaceva tanto.
Questa bimba si chiese perche` non poteva avere le cose che sognava pronte davanti a se come la minestra...
Capi poi che le cose che non hai si sognano e le cose che hai come la minestra ti riempono.
Sdraiandosi nel divano del suo salotto, prima di accendere la TV, penso` che come la minestra che e` una cosa che hai ti riempe il pancino, i sogni che sono le cose che non hai ti riempono il cuore.
Fidatevi, era una bellissima storia, ma stupido come sono non l'ho salvata ed e` andata persa mentre la pubblicavo.
Tutto quello che ne riamane e` questo un mio pensiero e la poca voglia di scriverla di nuovo.




Pensavate che fossi cosi scemo vero, ma era solo un modo per rendere la storia piu` interessante, poi mi direte se ha funzionato ;)


Ecco la storia...
Pensava, se avesse fatto bene o se avesse fatto male.
Nella testa le giravano mille pensieri, dagli amici all' odore della minestra, che le piaceva tanto.
Mentre metteva in ordine la cameretta guardava la foto di classe, scattata un anno prima, sembrava passato cosi tanto da quell' esame, da quelle storie, da quei compagni.
Sognava, come fanno le ragazze, un bacio senza nemmeno sapere cosa sia.
Si guardava nella foto e si arrabbiava della sua timidezza, perche` non stava sorridendo?!??
Poi pensava che in questa nuova classe si sarebbe rifatta avrebbe sorriso sempre ed avrebbe stretto qualsiasi occasione.
Sognava ancora un bacio, ancora un sorriso, ancora un vestito...
E come succede praticamente ogni giorno nel momento stesso in cui, dopo aver messo a posto, fece per sdraiarsi nel letto la nonna la chiamo` a mangiare.
Lei era felice, amava tanto quel minestrone e aveva fame.
Poi ripensava agli amici che non aveva, ai baci che voleva e al minestrone.
Dopo aver finito mentre distratta andava a sedersi sul divano del salotto capi che le cose che hai ti riempono lo stomaco e le cose che non hai, invece, riempono il cuore e sentiva come se non potesse fare a meno di nessuna delle due.

giovedì, novembre 16, 2006

La mia favola del mondo...

C'era una volta l'essere, lo chiamavano cosi i vecchi filosofi greci, era uno, ingenerato, eterno e aveva la forma di una grossa sfera, dentro era bello uniforme... insomma era perfetto.
Si sa` pero` che la perfezione alla lunga annoia, allora l'essere decise che per essere meno noioso, quindi piu` perfetto, doveva diventare imperfetto, diverso, molteplice, cambiare spesso muoversi e divenire.
E per fare tutto questo non ebbe che da inventare una sola cosa, quella cosa che ancora oggi sussiste e governa il mondo in ogni suo istante.
L'egoismo... E fu allora che le prime particelle insignite di questa irrazionale forza egoista si aggrapparono alle altre in cerca insaziabile di amore, ma cosi facendo si concentrarono in un punto e schizzarono via dagli altri punti.
Tutto questo ando` avanti finche tutte erano nello stesso punto e tutte si sentivano uguali alle altre, ma cosi non poteva andare e l'egoismo che prima le aveva unite ora le stava facendo litigare.
Litigavano e alcune, le piu` forti, per apparire piu` immense delle altre si unirono ed incendiarono dando vita alle stelle.
Invece quelle piu` piccole, deboli e timide, si unirono in gruppi piu` modesti, crearono i pianeti, le lune e cosi via.
Pero` in un punto ben preciso dell' universo, quello dove viviamo noi, si concentro` l'egoismo piu` egoista di tutti che volle creare qualcosa che nemmeno le stelle si potevano permettere... La vita, l'unica cosa che in questo mondo egoista poteva mantenere la perfezione, un perfetto equilibrio, dove tutto quello che comincia prima o poi finisce, e che non finira` nel silenzio dell'universo come le stelle, ma nel rumoso ricordo della vanita` degli uomini.

martedì, novembre 14, 2006

L'eroe dei giorni d'oggi

Chi è l'eroe? se non colui che con dolcezza e speranza ti riempe il cuore?
E si può riempire il cuore con l'amara realtà,
col futuro che non dice se va di qua o di là?
E illudendoti si illude l'eroe del giorno d'oggi
finche da solo non diventa la realtà su cui poi poggi.
Cercando di essere quel che non è lo diventa,
di mentir non si spaventa a patto che dica ciò che senta.
Se sente che sei grande
il suo concetto ancora espande,
per darti il coraggio
di splender come a maggio
sole forte ma no troppo
che poi a luglio ci da il botto.
Gode l'eroe del tuo calore
Del tuo esser te stesso , l'ardore.
Sa se liberare la tua rabbia
o se tenerla in gabbia.

Ma pur essendo cosi grande è malato un pò di cuore
se non ti vede per troppo tempo perde il suo colore.
Diventa bianco
poi stanco
e si abbandona al suo dolore
aspettando il suo salvatore
perchè non si può esser eroi di se stessi
per essere felici bisogna essere connessi.

mercoledì, novembre 08, 2006

Il litigio...


Sara stava tornando dal bagno chiaccherando, ad alta voce, con Giorgio e si accorse subito di come Marco la stesse guardando male.
Si sedette al tavolo in mezzo ai due, Giorgio e Marco, che erano amici fin da bambini e che si sentivano un pò fratelli.
Forse proprio questo sentirsi fratelli faceva sì che si litigassero le cose, a volte anche all'insaputa dell'altro.
Mentre la tavolata beveva e scherzava qualcosa non andava nell'animo di Marco, Sara l'aveva capito e subito cerco di tirarlo su con un bacio, ma la gelosia cresce nella mente in pochi attimi come i castelli crescono in lunghi anni e un bacio non avrebbe di certo potuto farla crollare.
La serata andò avanti e Marco per orgoglio non fece scenate in pubblico.
Dentro però aveva quella sensazione di corrosione, di dubbio stupido, che anche se sapeva che non era vero lo faceva stare male, aveva la pretesa di sapere cosa potesse pensare Sara.
Gli amici si congedarono e si diressero verso casa, Giorgio andando via scherzava e rideva con gli altri, come avrebbe fatto anche Marco in un giorno normale.
Invece Marco tornava a casa con Sara e capiva che le ragioni della sua gelosia erano stupide, ma non riuscì a nasconderle e il discorso con Sara scoppio in un litigio.
Era tardi ormai e tra i musi lunghi e le voci squillanti dei due si mise l'orologio, Sara doveva andare in casa, ma tutto continuò per messaggio.
Sembrava che il mondo fosse finito, Marco si sentiva mancare il fiato e ad ogni messaggio sembrava sempre più inevitabile la separazione.
Sara piangeva, sapeva di non aver fatto nulla, ma si sentiva offesa, non poteva dimostrare nulla e nemmeno negare e poi non avrebbe avuto ragione di farlo.
Prima che fosse troppo tardi Sara decise che era ora di smetterla e che ne avrebbero parlato il giorno dopo.
Fu una fortuna...
Nella notte nessuno dei due riuscì a dormire più di 10 minuti e ora che si sentivano così lontani capirono, soprattutto Marco, che nessuno poteva fare a meno dell'altro.
Per quanto abbiano litigato si sono svegliati più uniti che mai.
L'amore stesso che aveva fatto provare a Marco quella gelosia la distrusse in un sol soffio, come il bambino che prima costruisce il castello di sabbia, poi accortosi di quanto sia inutile decide di distruggerlo prima che sia il mare a farlo.
La mattina dopo sembrava tutto come nuovo...

lunedì, novembre 06, 2006

Amore alle 4 di notte.

Era sabato notte, tre ragazzi stavano tornando dalla discoteca.
Danilo era sdraiato nei posti dietro della macchina, ancora un pò alticcio per colpa del mix di musica e bevande, Simone guidava, mentre Mario guardava la strada con gli occhi fissi e pensierosi.
Di fronte a casa di Danilo i tre decisero, dopo il suggerimento di Simone, di fumarsi l'ultima sigaretta della serata.
Scesero dalla clio azzurra,dopo alcuni secondi di silenzio Danilo interruppe:"Raga datemi una siga, non trovo più le mie...".
Mario gliene porse una con aria un pò contrariata:"però forse è meglio che non fumi eh,già sei leso poi se vai anche in botta cicca".
Di lì in poi sembrò regnare un inperturbabile silenzio interrotto solo dalle poche macchine che passavano più in là nella via principale e dagli sbuffi dei ragazzi mentre fumavano.
Simone stava appoggiato alla macchina vicino a Danilo che era costretto a non scostarsi da essa, a meno che non avesse voluto barcollare.
Mario era il più irrequieto non riusciva a stare fermo, camminava lì attorno, a testa prima bassa poi di colpo alta.
Giunto poi davanti agli altri due, con aria inquisitoria e imbarazzata gli chiese:"Cos'è l'amore?...No perchè io voglio capire se sono innamorato!".
Dopo un pò di sguardi stupiti e un pò di imbarazzo Simone, che tra i tre era quello che aveva avuto più storie rispose:"Penso che amore sia quando stai male per qualcuno, che senti che ti manca e che quando ci stai insieme sei felice."
Danilo subito lo riprese, forse era un pò ubriaco e da questo dipendeva la sua schiettezza, ma disse:"se la metti così è come dire che ti innamori anche di tua mamma,ceh capisci... Una ti deve anche piacere,ma nel senso della figa cioè del sesso." fece un tiro di sigaretta e soffiando fuori il fumo disse:"Se no si è solo amici!".
Simone rispose:"È vero quando con una ragazza non c'è una certa passione è difficile che sia veramente innamorata."
Danilo :"Cazzo, ma proprio non lo capisci che non c'è amore se non c'è un po' di sensualità!!"
Danilo era visibilmente irritato...L'alchool gli provocava degli strani sbalzi d'umore.
Simone gli ribattè allora:" Senti, ma dimmi, te con quante ragazze ci sei stato più di due settimane, non c'è solo il sesso!"
Mario :"Raga non litigate, possiamo dire che l'amore è quando si sta bene con una persona e si sta male quando non c'è, oltretutto perchè sia amore vero ci deve essere una attrazione fisica no?"
Danilo :"Dì che cazzo vuoi, tanto quando alla fine te ne trovi una figa che tu sia fidanzato o no ti si rizza lo stesso"
Simone:"Sì ok, ma quello è perchè siamo uomini, è nel nostro istinto, però con la propria morosa è sempre più bello..."
Danilo :"E va beh... ma tu sei uno sfigato!"
Mario intanto non era giunto ad una conclusione sull'argomento, pensava alle labbra di lei e al suo modo di scherzare con le amiche, si sentiva ammaliato dal carattere di Federica, ma allo stesso tempo sapeva che non c'era altro per lui da guardare se non quelle labbra, quelle gambe, quel modo di muoversi mentre ballava.
E pensava, chiedendosi se quello fosse vero amore.
Simone intanto si era offeso a causa delle parole di Danilo, con stizza butto la sigaretta in terra e la spense col piede sinistro, poi incalzo dicendo:"Con una donna se ci sei veramente innamorato, non solo ci vuoi fare sesso, non solo ti piace com'è lei, non ti deve essere solo simpatica, ma devi avere la sensazione di volerci costruire qualcosa insieme...Che ne so perchè sia amore vero devi aver la sensazione di poter alla fine costruirci una famiglia con lei,l'amore vero si porta avanti per tutta una vita! E sei tu qui lo sfigato che non ha mai provato queste sensazioni!"
Danilo:"Guarda Simo non volevo offenderti, ma considera che non esiste un amore che dura tutta una vita, perchè prima o poi si invecchia e l'attrazione finisce, finita quella ci si vuole più solo un gran bene e si vive di ricordi!"
Mario a quel punto fece un osservazione:"Scusa e quelli sposati poi che fanno?"
Danilo:"Ma te allora sei scemo, non vedi...Si vogliono solo più bene, come fratelli, ma la passione in loro è finita."
Simone:"Qui secondo me ti sbagli, io vedo i miei e così i tuoi, loro si amano e litigano, ma la passione più grande è stata per loro costruire qualcosa assieme e fidati che per quanto vecchi siano le coccole se le fanno ancora, che non se le fanno per provare piacere, ma per fare piacere all'altro, è questo il vero amore!!"
Danilo che grazie all'acceso discorso si era ripreso disse:"Guarda sai cosa, può darsi che hai ragione tu, ma questi discorsi non si devono fare, siamo giovani e dobbiamo pensare a divertirci, e poi sarà il tempo a dirci cos'è l'amore. Per ora ti dico che mi piacciono le ragazze, mi piace guardarle quando sono a letto con loro mentre la loro faccia è un misto tra sorriso e tensione, mi piace sentirle vicine lasciarmi vincere o vincerle... Lasciamo perdere, basta vado, che ho sonno."
Simone:"Vai vah, tanto prima o poi la trovi anche tu quella che ti mette sotto...notte."
Mario:"notte danny."
Salirono in macchina e si diressero a casa di Mario, si salutarono...
Era già sulle scale quando per istinto sfilo il cellulare di mano, voleva scriverle un messaggio, ma non era ancora sicuro, si soffermò a guardare una foto di lei, che le aveva scattato di nascosto, guardandola capì che stava bene quando era con lei, che le mancava quando non poteva vederla, che era bella, bella da farci tutto e che non si sarebbe tirato indietro se lei gli avesse chiesto di creare qualcosa di importante assieme.
Quella sera non mise via il telefono subito passo ancora del tempo a guardare e poi a scrivere, rimase sveglio ancora mezzora ad aspettare una risposta...

domenica, novembre 05, 2006

Sul lago


Mentre saliva le scale in pietra levigata, che portavano a casa sua, Valerio malediva e benediva il giorno in cui aveva incontrato quegli occhi...
Si sedette sul muretto, sotto la rada ombra di un fico, guardava sotto verso gli ulivi, verso l'erba gialla di agosto, guardava verso di lei...
Pensava che forse si doveva rassegnare...
Ma quel lago artificiale, che con l'umbria centra poco, gli ricordava tanto Giulia.
Anche lei con lui centrava poco e il colore di quell'acqua verde sporco lo faceva ripensare agli occhi suoi, che Dio!! ci i sarebbe tuffato dentro se solo avesse potuto.
Nel mentre tre ragazzini, poco più che fanciulli, passavano in bicicletta con i capelli all'aria, tornavano a casa, era ormai ora di cena.
Il sole per buona parte già dietro alle montagne e proiettava una luce rossa che non scaldava più le pietre, ma i cuori.
Valerio decise di tornare a casa.
Passando davanti al bar semivuoto desiderava di essere alle cascine più in giù nella valle, dai suoi nonni.
In quel posto molti anni fà egli conobbe giuglia, una bimba a quel tempo, che non gli stava neanche tanto simpatica...
Ma cosa ne sapeva Valerio che un giorno quella bimba avrebbe smesso di tenere sempre il broncio, che ne sapeva lui che quel sorriso e quegli occhi ormai di ragazza lo avrebbero così invaghito.
Che poi lo sì sà, che noi ragazzi non pensiamo solo a quello, confabulava tra se e se e si stupiva del fatto che l'unica cosa che potesse distrarlo dal quel viso fossero quelle gambe.
Si ricordava di quando rimase bloccato a guardarla la domenica precedente fuori dalla chiesa dopo la messa, ricordava le faccie delle amiche di Giulia, Eleonora e Francesca che lo avevano notato, ricordava il loro sorriso e in cuor suo aveva sperato che loro non avessero solo riso, ma avessero anche riferito all'ignara Giulia di quello sguardo così imbarazzato...
Nel mentre che le guance gli si arrossavano entro in casa, dove la madre lo accolse con un abbraccio e lo mandò in cantina a prendere il vino per la cena...

Tre rose


Sentivo le risate tipiche di quando le ragazze sono felici.
Ero in cima ad una collina e loro erano un pò più giù, Anna in bicicletta con la gonna azzurra che andava su mentre pedalava e le lasciava scoperte le gambe lunghe, mentre Marzia e Clara ridevano forte per qualcosa che aveva appena detto Anna.
Clara aveva infilato in ogni asola della camicetta bianca dei papaveri rossi e delle margherite gialle.
C'era una brezza tiepida e profumata che rendeva se possibile quella scena ancora più dolce.
Tre sorelle una più bella dell'altra, tre rose.
Anna forse era ancora un bocciolo ma Marzia e Clara erano al culmine dello splendore.
Io ero innnamorato di Anna da quando avevo sei anni o poco più, credo.
Siamo cresciuti insieme, nello stesso cortile, dello stesso paese, sotto le stesse stelle.
La ricordo quando orgogliosa era venuta a farmi vedere che sapeva scrivere il suo nome, Anna Bonini, dopo la prima settimana di scuola.
Io facevo la quarta e mi sentivo in dovere di proteggerla, era troppo fragile per essere lasciata da sola a sbrigarsela. La ricordo quando due anni più tardi era venuta a chiamarmi agitata ed emozionata perchè la Nini stava partorendo i primi cuccioli, ricordo come fosse ora la delicatezza con cui la accarezzava e come mi aveva messo fra le mani Bracco che oggi è già padre e nonno anche.
Ricordo le sue manine tremanti e la frase sussurata piano:-Ecco...Fai attenzione-.
La ricordo sotto la pioggia che mi prendeva le mani e voleva ballare, la ricordo malata e delirante nel suo letto che tossiva, con le guance scarlatte e gli occhi azzurri che sembrava si sciogliessero tanto luccicavano.
Quanto era bella, ogni giorno sempre di più.
Ed ora in bicicletta con i capelli scuri al vento, faceva male a guardarla tanto era bella.
Mi decisi a chiamarle finalmente.-Marzia!- gridai forte.
La prima a voltarsi fu Anna, appena mi vide sorrise e chiamò:-Antonio, Antonio!-
Gridai che a casa le aspettavano e poco dopo tutte e tre si avviarono per il sentiero che conduceva in paese dal basso, io che mi trovavo in cima alla collina le guardai finchè non scomparvero dietro ai filari di vite e mi incamminai lungo il sentiero alto.

By La Vale
P.S. mi sono permesso di pubblicarlo io perchè questo blog è ancora un segreto ;)